Prévert era un coglione aprile 30, 2005
Posted by blogdiscount in poco raccomandabili.12 comments
… e Ian McEwan lo è diventato
Sull’ultimo Caffè illustrato, si può leggere la traduzione (con un sacco di refusi) di un vecchio articolo di Michel Houellebecq, intitolato, per l’appunto, “Prévert era un coglione”. La dimostrazione, un po’ impressionistica, è però abbastanza inattaccabile, perfida a piacere. Come sempre, non è tanto colpa di Prévert stesso, o non interamente, quanto dell’uso che ne è stato fatto in seguito, sdolcinato e rimbambolente, recipiente di poveri miti da classe piccolaborghese appena uscita dal sottoproletariato nel dopoguerra causa boom economico, e che ha bisogno di trovarsi eroi culturali (e in fondo Prévert non era tra i peggiori).
Invece Ian McEwan, uno scrittore con i fiocchi, crudele e dettagliato quanto basta, l’autore di Bambini nel tempo, Il Giardino di cemento, ma soprattutto di Lettera a Berlino (appena ripubblicato in tascabile), coglione non lo era di certo. Solo che lo è diventato, con il suo ultimo romanzo, Saturday (in uscita, da Einaudi, prima dell’estate), il racconto, ispirato si dice a Mrs Dalloway nella struttura, di una giornata che porterà i suoi insegnamenti definitivi sparsi nella quotidianità di un sabato come gli altri (o quasi).
Il protagonista, primario di neurochirurgia, Henry Perowne, aspetta il ritorno della figlia da una sua lunga permanenza a Parigi e l’arrivo del suocero, un noto poeta (di cognome Grammaticus, pare ovvio, no?) che vive nel Sud della Francia. Dove? in un castello restaurato (ambe’).
Sempre ovviamente, suo figlio è un chitarrista blues che ha preso lezione da piccolo con Jack Bruce (dici poco!), sua moglie è una lawyer che lavora presso un quotidiano, sua figlia poco più che ventenne sta per pubblicare una raccolta di poesie che ha già vinto un premio (una Larkin con “maggiore vigore” e “darker humor”, no, no, sul serio, non scherzo, è a pagina 139).
I due coniugi si amano teneramente come al primo giorno, la casa è immensa, su Euston Road, e lui ha il Mercedes. Non ci viene nemmeno risparmiato l’elenco “casuale” dei suoi capi d’abbigliamento, tra i quali spicca, di sabato, un vecchio cashmere.
L’unico problema è che Blair ha deciso l’intervento in Iraq, e questo turba molto la coscienza di Perowne. Lui è pacificista. Però, Saddam…, eh, Saddam…, un po’ se l’è cercata, diciamocelo…
Nel secondo capitolo, succede, come sempre in McEwan, un piccolo incidente: Perowne ha un tamponamento automobilistico, una bazzecola in apparenza, e si trova di fronte un delinquente, pronto, con i due accoliti, a rackettarlo.
Non posso raccontare come finisce. No, non posso. Però, quasi quasi. Be’, lui, il grande neurochirurgo opera personalmente il suo nemico, lo trapana, ascoltando le Variazioni Goldberg…e… Ah sì, la poesia è più forte della violenza, e… Basta, non ce la faccio. Fine di uno scrittore.
(nota folkloristica : viene citato Walter Veltroni, “a quiet, civilised man with a passion for jazz”)
Un mini-racconto di Dave Eggers aprile 30, 2005
Posted by blogdiscount in il racconto del sabato.13 comments
E’ uscita una raccolta di racconti di Dave Eggers, How We Are Hungry (McSweeney’s Books) dove c’è un raccontino-ino, che più ino non si può, che s’intitola “Ci sono cose che uno dovrebbe tenere per sé” seguito da cinque pagine bianche. Vi si trovano anche mini-storie, come questa, pubblicata l’anno scorso nel Guardian.
Sul volere tirar su almeno tre muri prima che lei torni
Sta costruendo una casetta nel giardino per quando il loro bambino sarà abbastanza grande da poterla usare come club o rifugio, e vuole tirare su tre muri prima che sua moglie torni a casa. Lei sta dalla madre perché sua madre è scivolata sul ghiaccio – un party pattinaggio, in tema di Natale – e ha bisogno d’aiuto per preparare il party per le feste, progettato prima dell’incidente. Sta nevicando piano e l’aria è così fredda che si vede. Lui sta lavorando alla casetta con una nuova trivella che ha comprato quel giorno. E’ una trivella portatile e si meraviglia della sua efficacia. Vuole provare qualcosa alla moglie, perché non costruisce spesso cose così, e lei ha lasciato capire che le piace quando lui costruisce cose, e quando va in bici o gioca a rugby nella lega maschile. E’ rimasta impressionata la volta che ha assemblato un telescopio, un regalo di compleanno, in due ore, quando il manuale diceva che ce ne volevano quattro. Sicché mentre è via quel giorno, e l’aria è densa e grigia e la neve cade come cenere, lui lavora velocemente, cercando di finire le fondamenta. Una volta che ha finito le fondamenta, decide che per impressionarla – e vuole impressionarla in qualche modo tutti i giorni e vuole sempre desiderare di impressionarla – ci vorranno almeno tre muri della capanna tirati su per quando tornerà a casa.
(Ste, sono 230 parole, pensa, al concorso della Feltrinelli, veniva subito eliminato.)